10 settembre: Giornata mondiale della prevenzione del suicidio


L’OMS: Organizzazione mondiale della sanità e l’IASP l’Associazione internazionale per la prevenzione del suicidio hanno istituito, per il 10 settembre, la giornata mondiale della prevenzione del suicidio.

E’ dal 2003 che, ogni anno, in questa data, si svolgono manifestazioni patrocinate dalle organizzazioni e dagli enti pubblici che si occupano di questo tema.

L’OMS ha voluto lanciare l’iniziativa per porre l’attenzione sul suicidio, perché rappresenta uno dei maggiori problemi sanitari del mondo.

L’IASP e l’OMS, tra i principali promotori della giornata, affrontano tematiche sul suicidio, sulle cause e sui metodi di prevenzione.

Ognuno può avere un ruolo fondamentale nel sostenere chi si trova in difficoltà.

Donare tempo, ascoltare, condividere, può modificare il destino di una persona che pianifica atti autolesivi, ma che, spesso, spera, che qualcuno l’aiuti a fermarsi, prima di compiere un gesto estremo.

È un fenomeno globale, senza distinzione di età, in alcuni luoghi del mondo è più frequente tra i giovani, mentre in altri, tra le persone di età superiore ai 70 anni.

Accenniamo qualche aspetto.

L’adolescenza è una fase di cambiamenti delicati, di trasformazioni fisiche, emotive, cognitive, comportamentali e relazionali. Tutti questi elementi mettono in discussione l’equilibrio dei giovani.

Se la crisi diventa profonda, se ritengono di non avere risorse emotive, cognitive e relazionali, per fronteggiare la situazione di transizione, arrivano a considerare la morte come unica possibilità per annullare la sofferenza.

Ci sono diversi fattori di rischio che possono portare al pensiero suicidario, al tentato suicidio o al suicidio vero e proprio: genetici, problemi familiari, abuso fisico, depressione, abuso di sostanze, bullismo e cyberbullismo.

Un altro aspetto importante è la percezione di sentirsi soli: loneliness, una netta spaccatura tra il desiderio di avere relazioni, di sentirsi apprezzati, voluti, desiderati e la sensazione che non sia affatto cosi’.

Gli adulti che giungono al termine del loro percorso lavorativo, spesso lontani dalla rete familiare, possono faticare a reinventarsi la quotidianità.

Se precedentemente non hanno coltivato interessi e passioni, si trovano persi, non sanno come occupare un tempo che durante il periodo lavorativo era esiguo e poi diventa eccessivo. Verso gli altri si possono sentire inutili, non più importanti.

Il suicidio è in crescita a livello mondiale e per questo sono state sviluppate numerose strategie di prevenzione basate sulla salute mentale e il benessere psico-fisico nella riduzione dei fattori di rischio.

Viviamo in momento storico molto particolare che incide sulla salute fisica e mentale. La pandemia e l’emergenza sanitaria hanno, inevitabilmente, effetti sulla psiche e sulla quotidianità di ognuno di noi.

L’ansia per l’oggi, per il futuro vacillante, il timore sulla stabilità lavorativa, le misure restrittive al contatto sociale, i timori per la condizione economica: sono tutti fattori che favoriscono l’emergere di forme depressivo-ansiose, anche in soggetti sani, mentre si aggravano le condizioni psichiche di chi è più fragile e di chi soffre già di disturbi mentali.

C’e allarme per un possibile aumento dei suicidi.

Piccoli accenni di una realtà complessa.

Che fare per ridurre al minimo il rischio di suicidio?

Sarebbe necessaria una buona comunicazione con le persone in crisi, perché sviluppino la capacità di esprimere emozioni, trasformandole. Fondamentale sarebbe l’attivazione di una rete sociale supportiva, la volontà di rivolgersi allo psichiatra ed allo psicoterapeuta.

Non smettiamo di parlarne, non smettiamo di fare campagne preventive nella accoglienza e valorizzazione del disagio vissuto.

Miglioriamo la qualità della Vita perché si decida di accoglierla quotidianamente ed affrontarla nei suoi mille aspetti, insieme e non in disperata solitudine!


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