Silenzio: nutrimento dell’anima.


Il silenzio è un linguaggio che si apprende praticandolo.

Il silenzio è comunicazione.

Vi pare strano?

Non lo è, vi sarà capitato di stare accanto ad una persona, non dicendo nulla, eppure avere la certezza di comunicare con lei!

La nostra postura, gestualità, il nostro sguardo, il nostro abbigliamento, il nostro odore, quello che mangiamo, i libri che leggiamo, come è arredata la nostra casa; tutto questo ed altro, comunica all’esterno quello che siamo.

Se siamo capaci di osservare, capiamo l’essenza di chi ci sta vicino!

Comunichiamo oltre le parole proferite, non solo; i nostri sentimenti percorrono strade differenti dal comune linguaggio, a volte parliamo senza dire, sentiamo senza udire.

Il nostro mondo è un variegato caos di suoni e rumori!

Ce ne accorgiamo dopo un ricovero in ospedale, dove suoni ci sono, ma sono ovattati rispetto all’esterno; tornando nel mondo siamo colpiti dalle voci, dal traffico della città.

Prima del ricovero, il caos era la nostra normalità’ e non ci facevamo caso.

Suoni e rumori della città nella consuetudine della quotidianità!

In questo anno abbiamo visto le nostre città anche sotto una altra veste.

Nei giorni del lockdown, uscendo da casa, muniti di foglio giustificativo, con aria circospetta, ci recavamo in farmacia o al supermercato, la città era stranamente silenziosa, dall’aria sinistra, inquietante!

Durante la settimana lo scenario era quello di città disabitata, abbandonata, sola!

Anche gli animali si sono accorti del nostro cambiamento comportamentale e sono usciti dai loro rifugi, abitando spazi che consideriamo, erroneamente, nostri.

Come viviamo il silenzio?

Ci sono diverse forme di silenzio con aspetti dicotomici che ce lo fanno apprezzare o temere!

C’è il “silenzio interpersonale” quando l’incomprensione del dialogo si inabissa in un silenzio assordante, spiacevole che ci ferisce!

Diverso è il “silenzio magnetico” tra due innamorati che gustano il tocco reciproco, lo scambio di sguardi, il dialogo di anime che non necessita di parole che interromperebbero, sporcherebbero, sbiadirebbero l’incanto.

Il silenzio in questo caso significa sentire intensamente, in comunione con l’altro!

Quando parliamo con qualcuno, il nostro dialogo è intervallato da pause di silenzio che sono il collante delle parole.

Inoltre, le pause, permettono, a chi parla, di seguire il filo sequenziale del proprio ragionamento; a chi ascolta di coglierlo.

A volte si è una presenza silenziosa nella vita degli altri.

C’è il “silenzio personale” che, consapevolmente, cerchiamo: ci isoliamo dal mondo esterno, assopendo i sensi, distaccandoci lentamente da ciò che accade nel mondo circostante.

Il silenzio in noi è nutrimento della nostra anima!

Silenzio del cuore, della mente, così profondo, abissale, da condurre alla pace ed alla serenità.

Per molte persone, il silenzio è scomodo, imbarazzante, vuol dire ritrovarsi con la propria mente, con una matassa aggrovigliata, spaventosa ed inquietante di caotici pensieri.

Per altre persone, il silenzio è ambrosia per l’anima, nutrimento per la propria essenza; allora stare con i propri pensieri è piacevole perché li si sa gestire, accettare, accogliere, non saranno una matassa aggrovigliata ma un filo lineare di lento, sereno pensare.

Quando siamo in pace con noi stessi siamo in grado di trovare il silenzio ovunque e di accoglierlo con intensa gioia: nel sorgere del sole, nella calma dopo un acquazzone, nella pausa tra note musicali.

Il silenzio è nutrimento della nostra anima...


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