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Perché e’ importante scrivere in corsivo?

Il corsivo viene insegnato alla scuola primaria ma poi, spesso, si perde nel corso degli ordini di scuola successivi lasciando ai ragazzi la possibilità di scrivere in stampato maiuscolo o minuscolo. Nell’immaginario collettivo allenarsi alla scrittura è un ricordo legato ad attività estenuanti e faticosissime.   Oggi, capita che il quadernone sia utilizzato solo per incollare fotocopie, il cui uso eccessivo porta alla modifica dello spazio grafico, del controllo motorio-percettivo-visivo, dove la scrittura ha pochi spazi e mal organizzati. Questo crea caos rispetto alla capacità della organizzazione motorio-spaziale alto-basso/sinistra-destra.

Che senso ha scrivere in corsivo in una società moderna e tecnologia? Chiediamo ai bambini di scrivere a mano, mentre la maggior parte degli adulti utilizza la penna per apporre firme illeggibili, quando non si usano quelle digitali, mentre la documentazione è stilata al pc con correttore ortografico. Personalmente utilizzo molto la tecnologia, eppure, quando voglio riordinare le idee, quelle importanti, uso la penna e scrivo in corsivo su carta. Scrivere in corsivo non è solo un esercizio di motricità fine, esecutivo-motoria, ma è permettere alla mente di disvelare il pensiero che via via si forma ed esprime. Il corsivo è l’espressione del movimento che viene finemente regolato da come teniamo in mano lo strumento grafico, in un movimento armonico del polso. Scrivendo in corsivo la penna non si stacca dal foglio, potremmo dire che in questo modo anche il nostro pensiero si esprime legandosi ad un altro senza interruzioni. Pensiamo a come scriviamo la “a” in corsivo senza staccare la penna dal foglio: si parte con un segno antiorario in salita, si interromperà per poi discendere e costruire una forma chiusa, si ripassa la traccia per poi interrompersi per ridiscendere e creare l’ultimo tratto in uscita che sarà il collegamento con la lettera successiva. Pensiamo a quanta scioltezza ci voglia per scrivere, quanta memoria ci occorre per ricordare quando cambiare direzione, quando salire e quando scendere. Ci vuole allenamento, memoria, attenzione. Non c’è solo questo: la scrittura rispetta lo spazio, i suoi confini, le sue direzioni. Forse un giorno nessuno scriverà più su carta, ma solo su strumenti tecnologici, ma fino a che non accadrà, aiutiamo i nostri bambini a legare le parole perché diventino pensieri, sosteniamoli per  rendere fluida l’espressione di sé, della propria unicità ed identità personale. Stiamo accanto a loro nella conoscenza degli altri e del mondo che li circonda.

 
 
 

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