Il pensiero delle persone prima dello scoppio del contagio.Pandemie a confronto.


Incuriosita dall’effetto sull’uomo della pandemia, analizzando analogie e differenze tra il passato e con ciò che viviamo noi oggi, mi sto documentando leggendo diversi testi. Mi interessa il pensiero, il sentire, il comportamento dell’umanità nel tempo.

Tratto da “La peste” di Albert Camus “Benché un flagello sia infatti un accadimento frequente, tutti stentiamo a credere ai flagelli quando ci piovono addosso”. “ I concittadini erano presi da se stessi, in altre parole erano umanisti: non credevano ai flagelli”. Ed ancora: “ Dal momento che il flagello non è a misura dell’uomo che pensiamo sia irreale, soltanto un brutto sogno che passerà... i nostri concittadini non erano più colpevoli di altri, dimenticavano soltanto di essere umili...si credevano liberi e nessuno sarà mai libero finché ci saranno dei flagelli”

Questi alcuni stralci da Camus, cronaca ricca di particolari e spunti di riflessione.

Il pensiero degli uomini del novecento ha grandi analogie con ciò che abbiamo pensato, ormai, circa un anno fa. Ci arrivavano notizie dalla Cina che vedevamo come realtà lontana fino a che non è arrivata da noi, un brutto accadimento ma credevamo di esserne immuni, proseguivamo nella nostra quotidianità con un orecchio disattento a quel che accadeva. Siamo andati avanti, con le certezze di sempre, senza umiltà. Anche noi credevamo di essere liberi, credevamo che tutto dipendesse da noi, in una immotivata, presuntuosa saccenza senza fondamenta.

Oggi siamo scossi da continui dolori per la preoccupazione dei nostri cari che lottano, per il dolore della morte di altri, in continui terremoti del cuore.

Quando tutto questo si arresterà, per chi sopravviverà, ci vorrà tanto tempo per costruire una Vita su nuove fondamenta...

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