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“C’è ancora domani” il film


Non sono solita raccontare le mie impressioni personali sui film, non sono una critica d’arte ma solo una donna, madre e psicoterapeuta. Sarà perché viviamo un momento storico particolarmente doloroso, che scuote ogni corda dell’anima delle donne e degli uomini, sarà che a cinquant’anni noti particolari che anni prima erano superflui o poco influenti; sarà perché la storia passata si accumula e segna il corpo e viso ricordandoti che il tempo è trascorso anche quando ti sembra un attimo, sarà perché il tempo a disposizione si accorcia e vorresti che il mondo fosse un luogo sicuro per le generazioni del domani, sarà perché rispetto al passato alcune cose sono sicuramente migliori ma altre pericolosamente peggiori. Per questi ed altri motivi quello che accade mi colpisce molto ed ho deciso di andare al cinema a vedere questo film. Ho letto recensioni, le interviste a Paola Cortellesi, i commenti sui social e volevo vedere con i miei occhi, sentire con le mie orecchie, vedere cosa si sarebbe incollato alla mia pelle, cosa mi avrebbe fatto sussultare. Difficile definire questo film: intenso, popolare, da far vedere al mondo femminile e maschile, detto questo non basta.  Quello che colpisce è la cruda realtà del nostro passato sociale che è in parte ancora radicato nel presente. Quello che scuote l’anima, che suscita brividi di dolore, sono le frasi disprezzanti, svalutanti di quegli anni 40 e che ancora oggi vengono proferire da alcuni uomini verso alcune donne. E’ la violenza vista come modalità per piegare, ammansire, mettere a tacere, identica ieri come oggi, che rivela non potere ma il fallimento del non riuscire a comunicare il proprio pensiero senza imporlo. E’ la forza delle donne, a volte silenziose, riflessive, che cercano un modo, quando possono, per ascoltare il loro grido di dolore e trasformare all’interno della loro vita, tutto quello che non è tollerabile. Erano donne che escogitavano modi sapienti per riuscire a sopravvivere. Grazie a loro oggi possiamo parlare, non sempre ascoltate, non sempre capite, non sempre lasciate vivere nella libertà di essere se stesse. Oggi da cinquantenne penso che parlare di donne e’ ancora riduttivo e lo sarà fino a che tutti gli uomini e donne non rifletteranno, non rivedranno i loro rapporti, fino a che non ci saremo educati all’amore, alla relazione affettiva, ai legami autentici.


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